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I numeri economici della Seconda Repubblica.

18 settembre 2010

Times are hard when things have got no meaning

Dopo tangentopoli e il Parlamento degli inquisiti, si inaugura nel 1994 la 12° legislatura, dopo elezoni con un sistema a prevalenza maggioritaria e con una parte proporzionale. Si può discutere su quando esattamente sia nata la Seconda Repubblica, ma di sicuro lo era già nella primavera del 1994. Si tratta di un periodo in cui molti Italiani si aspettavano un rinnovamento della propria classe dirigente e in particolare di quella politica, con la speranza che questo avrebbe portato grandi cambiamenti in meglio per il paese.

Proviamo qui  a ricapitolare brevemente i principali risultati ottenuti in questo periodo per chiederci se la classe politica sia stata all’altezza del momento storico. In particolare ci vogliamo cimentare in un esercizio: valutare se i cambiamenti ottenuti dalla classe politica passino il test qualitativo dell’inerzia, chiedendoci cioé se i nostri politici in questi 16 anni abbiano ottenuto risultati che sarebbero arrivati comunque tramite governi che raccogliessero semplicemente un ragionevole minimo sindacale, indipendentemente da chi era al potere, oppure se chi governava abbia guidato o anticipato il cambiamento.

Una nota di metodo

Un’analisi “scientifica” della Seconda Repubblica va oltre lo scopo di questo lavoro. L’obiettivo dell’articolo è cercare di fornire un’idea generale basata su fatti analizzando fonti di informazioni pubblicamente disponibili in rete e alcuni conti relativamente semplici. Il principio guida è quello dell’80-20, per cui vogliamo formarci un giudizio che colga la maggior parte di quanto fatto durante la Seconda Repubblica, pur senza ricerche approfondite, che ci farebbero andare nei dettagli.
Visto l’approccio liberale in politica ed economia di NfA, cercheremo di valutare i passi avanti dell’Italia in termini di crescita economica e promozione della libertà dal 1994 in avanti. Un’analoga analisi la meriterebbe l’ampio tema delle libertà civili, ma esula dallo scopo del presente articolo.

La Seconda Repubblica

L’indice di libertà economica della Heritage Foundation per il 2010 riporta l’Italia al 74° posto su 179 Stati, giudicandolaun paese “moderatamente libero”. Analizzando nel dettaglio il risultato del nostro paese, vediamo che l’Italia è sotto la media mondiale nelle seguenti categorie:
•    Libertà fiscale: le tasse sono circa il 43.5% del PIL per il 2009
•    Spesa pubblica: la spesa pubblica è il 47.9% del PIL e lo stato ha ancora diverse partcipazioni soprattutto nei trasporti e nell’energia
•    Libertà nel lavoro: il mercato del lavoro è abbastanza rigido
D’altronde, ci sono altri ambiti che, pur non essendo sotto la media mondiale, risultano problematici, come la corruzione e la difesa dei diritti di proprietà, in parte dovuta a un sistema giudiziario che può essere lento e non offrire le certezze che un investitore si auspica. In generale, la media di libertà economica Italiana è poco sopra quella mondiale, grazie soprattutto alla libertà nel commercio e alla politica monetaria, ambiti guidati soprattutto dall’appartenenza del paese all’Unione Europea e all’Eurozona, una scelta strategica avviata prima del 1994 e implementata e poi mantenuta durante la seconda Repubblica.

L’Italia è un paese fondatore dell’Unione Europea e un membro del G7, ha un’economia sviluppata ormai da tempo. Per questo i risultati di libertà economica sono deludenti. D’altronde, le potenzialità non mancano e se il paese vuole, c’è spazio per migliorare molto, come si può intuire dall’articolo del Financial Times.

Vediamo a questo punto, come siamo arrivati a questo risultato. A questo proposito, cominciamo dando un’occhiata al grafico con l’andamento del punteggio di libertà economica Italiano negli ultimi 15 anni. Questo ci mostra che l’Italia è stata abbastanza stabile. Per avere un termine di paragone, ecco gli andamenti di altri paesi Europei di dimensioni simili all’Italia: UKGermania, e Francia. Vediamo che anche gli altri paesi hanno avuto un andamento altalenante attorno ai livelli press’a poco attorno ai livelli di partenza del 1994.

Per questo conviene rivolgerci anche a un altro indicatore, il PIL, per avere un’idea sintetica del benessere del paese. Ecco ora l’andamento della variazione annua del PIL anno per anno dal 1994 al 2008 (fonte IMF WEO):

Anno Italia
1994 2,15%
1995 2,83%
1996 1,10%
1997 1,87%
1998 1,40%
1999 1,46%
2000 3,69%
2001 1,82%
2002 0,45%
2003 -0,02%
2004 1,53%
2005 0,66%
2006 2,04%
2007 1,48%
2008 -1,32%

Se prendessimo il valore iniziale del Pil nel 1994 e quello finale nel 2008 e calcolassimo il tasso annuo medio di crescita (CAGR), questo sarebbe del1,35%.
Per fare un paragone nel periodo precedente tra il il 1980 e il 1994, che, come ci hanno spiegato su questo sito non ha brillato quanto a politica economica, il tasso di crescita è stato del 1,97%.

Tale mediocrità economica emerge anche da un altro sguardo di sintesi alcune valutazioni macro-economiche. Come suggeritomi dal professor Rustichini, il World Economic Forum (WEF) pubblica ogni anno uno studio sulle condizion in ogni paese del mondo necessarie per lo sviluppo economico. Il rapporto, tra le altre cose, produce un indice e una classifica relativa dei paesi del mondo. I paesi sono divisi in tre grandi gruppi, corrispondenti a tre fasi dello sviluppo: i paesi in fase iniziale di sviluppo, dove contano i fattori di produzione, quelli in una fase intermedia, in cui lo sviluppo è guidato dall’efficienza produttiva, e infine i paesi con un’economia a forte dose di innovazione.
L’Italia è al 48° posto su 139, come l’anno scorso. Ci sono due pagine dedicate al nostro paese, 192 e 193, ricche di informazioni interessanti, tanto che meriterebbero di essere prese e stampate entrambe. Anzitutto si può vedere un grafico con l’andamento del PIL pro capite a parità di potere d’acquisto negli ultimi venti anni, fino al 2009, paragonato a quello delle economie avanzate (i dati del PIL sono presi dall’IMF anche in questo caso), da cui emerge che l’Italia ha perso terreno stabilmente dall’inizio degli anni Novanta. In particolare, oggi le aree in cui l’Italia è classificata peggio, e quindi che bloccherebbero maggiormente lo sviluppo economico sono:
•    Inefficienza del mercato del lavoro – 118° posto su 139
•    Sviluppo del mercato finanziario (i.e. più un mercato finanziario è sviluppato e maggiore è l’accesso ai finanziamenti) – 101° posto su 139
•    Le istituzioni (i.e. sistema legale e amministrativo, governo) – 92° posto su 139
•    Stabilità delle condizioni macroeconomiche (immagino che qui conti l’incertezza legata all’enorme debito pubblico nazionale) – 76° posto su 139

Alcuni degli aspetti considerati più problematici per fare business in Italia sono i seguenti, ottenuti tramite a interviste a esperti:

•    Burocrazia inefficiente
•    Accesso ai finanziamenti (i.e. sia tramite l’assunzione di debito che tramite la vendita di azioni di una società)
•    Tasse: sia per l’elevata pressione fiscale che per la complessità delle regole
•    Infrastrutture inadeguate
•    Mercato del lavoro

E la classe politica in tutto questo?

Cosa hanno fatto i governanti nella Seconda Repubblica?

Per rispondere alla domanda ecco una lista dei Governi che si sono succeduti dal 1994 a oggi, con una lista dei maggiori risultati ottenuti e il CAGR del PIL in quegli anni. Tenete presente che per i risultati mi baso sui miei ricordi di adolescente degli anni Novante, neanche tanto interessato alla politica, per questo la lista potrebbe non essere esaustiva. Tenete inoltre presente che nel corso degli anni Novanta hanno avuto luogo le Privatizzazioni e la creazione di authorities, che si sono protratte nel corso degli anni.

Legislatura Governo Anni

Maggiori risultati ottenuti CAGR PIL periodo
XII Berlusconi I 1994 – 1995 2,83%
XII Dini 1995 – 1996 Riforma pensioni 1,10%
XIII Prodi I 1996 – 1998 Ingresso nell’Euro zona

Legge Draghi sulla finanza

Introduzione IRAP al posto di altre imposte

1,64%
XIII D’Alema I 1998 – 1999 Riforma dell’università (3+2)

Guerra in Kosovo

1,46%
XIII D’Alema II 1999 – 2000 3,69%
XIII Amato II 2000 – 2001 1,82%
XIV Berlusconi II 2001 – 2005 Depenalizzazione falso in bilancio

Guerra in Iraq

Legge Biagi sul mercato del lavoro

Legge fecondazione assistita

Scalone Maroni

0,05%
XIV Berlusconi III 2005 – 2006 Legge elettorale porcellum 2,04%
XV Prodi II 2006 – 2008 Indulto

Abolizione scalone Maroni

Riduzione cuneo fiscale

Liberalizzazioni

Fallita vendita di Alitalia

0,07%

Appare chiaro che i governi che si sono succeduti hanno brillato soprattutto per inazione. Alcune delle riforme tentate sono state soltanto parziali, come il testo unico sulla finanza e la riforma Biagi. Come abbiamo visto, le riforme del mercato finanziario e del lavoro sono fondamentali per far partire la crescita. E’ interessante notare, come suggeritomi da Aldo, che si tratta di due riforme a basso costo economico, ma probabilmente ad alto costo politico.Se ne è parlato per molti anni, ma, per mancanza di coraggio e forse anche di comprensione del problema, si è fatto poco, sicuramente meno di quanto il paese avesse bisogno.
D’altra parte, la spesa pubblica, che, tra le altre cose, porta burocrazia inefficiente, è aumentata, mentre non si è rivista l’organizzazione della pubblica amministrazione in maniera meritocratica, legando gli incentivi ai risultati, prediligendo spesso aumenti di salario o tagli di spesa “a pioggia”. Anche sulletasse si è fatto poco. E non si poteva fare altrimenti! Infatti non c’erano proprio margini di manovra, visto che nessuno ha avuto il coraggio di diminuire la spesa pubblica e visto che il debito pubblico è stato saldamente sopra il 100% rispetto al PIL per ogni anno dal 1994 al 2008, stando al solito IMF (massimo di 121,8% nel 1994, minimo di 103,4% nel 2007).
Infine, non ci sono state neanche riforme istituzionali significative, e con la legge elettorale si è fatto un passo indietro rispetto allo spirito maggioritario dei referendum dei primi anni Novanta, tornando al proporzionale, con liste bloccate e imposte dalle segreterie di partito, senza la possibilità per gli elettori di scegliere il proprio deputato e senatore.

What if Analysis

La storia non si fa coi se, ma io non sono uno storico e sono curioso di chiedermi: cosa hanno fatto altri paesi paragonabili al nostro negli anni della Seconda Repubblica?
Ecco una tabella con la variazione annua del PIL dell’Italia assieme a quella della media dei paesi del G7 e della zona euro:

Anno Italia Area Euro G7
1994 2,15% 2,50% 3,16%
1995 2,83% 2,58% 2,38%
1996 1,10% 1,55% 2,71%
1997 1,87% 2,58% 3,23%
1998 1,40% 2,83% 2,73%
1999 1,46% 2,92% 3,33%
2000 3,69% 3,87% 3,84%
2001 1,82% 1,88% 1,18%
2002 0,45% 0,94% 1,31%
2003 -0,02% 0,81% 1,78%
2004 1,53% 2,17% 2,91%
2005 0,66% 1,70% 2,35%
2006 2,04% 2,98% 2,59%
2007 1,48% 2,77% 2,23%
2008 -1,32% 0,65% 0,17

L’Italia ha fatto peggio degli altri: il CAGR della zona euro è del 1,90%, mentre quello del G7 è del 2,04%, contro quello Italiano dell’1,35%.
A questo punto può essere interessante esercitarsi in uno scenario e rispondere alla domanda: quale sarebbe stato il PIL Italiano nel 2008 se fosse cresciuto con la stessa media degli altri paesi? Ecco alcuni dati per avere un’idea. I casi sono quello che abbiamo effettivamente avuto (Italia as is), quello che avremmo avuto con una crescita media come quella della Eurozona (Italia –EU) e con quella del G7 (Italia – G7). Le fonti sono IMF WEO, come prima, e l’ISTAT:

Caso CAGR PIL 2008
(Mld €)
Delta PIL
(Mld €)
PIL pro capite (€) Delta PIL p.c. (€)
Italia as is 1,35% 1,272 21,335
Italia – EU 1,90% 1,373 101 23,025 1,691
Italia – G7 2,04% 1,399 127 23,473 2,138

In altre parole, il fatto di essere andati peggio della media negli ultimi 16 anni ha fatto perdere a ogni Italiano circa 1,700€ l’anno nel 2008 in un caso o 2,100€ nell’altro, cioé tra i 140€ e i 180€ mensili a testa circa. Volendo condurre l’esercizio un pò oltre, ma sempre senza troppe complicazioni, abbiamo anche calcolato la somma di queste differenze anno per anno dal 1994 al 2008. Ecco i risultati:

Caso Somma differenze PIL 1994-2008
(Mld €)
PIL p.c. totale “perso”
1994-2008
(€)
Italia – EU 539 9,037
Italia – G7 723 12,125

Insomma, crescendo meno degli altri, come abbiamo fatto, ci siamo persi una fortuna tra i 540 e i 720 miliardi di euro, oppure tra i 9 e i 12mila euro a testa, in pratica un’utilitaria in più a testa per tutti nel caso conservativo e anche un motorino nuovo in quello aggressivo, visto che negli anni Novanta ero adolescente. Altro che incentivi per le auto!

Conclusioni

Da qualunque lato la si guardi, l’Italia non ha brillato in questi ultimi 16 anni. Era proprio necessario o inevitabile che l’Italia andasse così peggio degli altri? Si poteva prevedere questo andamento?

Non riesco a pensare a qualche causa esterna così grave da aver impedito strutturalmente all’Italia di crescere come altri paesi avanzati occidentali. Perciò è più probabile che le cause della scarsa crescita siano dovute a motivi interni, cioé all’incapacità dell’Italia di rinnovarsi e rendersi competitiva, come peraltro più volte sottolineato su questo blog. I vari governi non sembrano aver né anticipato né guidato il cambiamento in maniera significativa. Non mi sembra ci siano state decisioni strategiche prese durante la seconda Repubblica che abbiano effetto significativo sul presente.

Purtroppo non si può neanche dire che in questi anni abbiamo perso terreno perché abbiamo fatto riforme o investimenti paritcolari che avrebbero avuto dei costi iniziali. Anzi in molti sostengono, gli stessi politici in primis, che sia stata proprio la mancanza di riforme a detereminare la debolezza dell’Italia. Da questo punto di vista, ai politici manca vision. La classe politica della Seconda Repubblica non supera il test qualitativo dell’inerzia, perchè non è riuscita ad anticipare e guidare il cambiamento portato dai tempi e non è stata neanche brava a fare il minimo sindacale, cioé la manutenzione della Repubblica.

E’ surreale, soprattutto per gli Italiani all’estero, che una seria discussione su tali problemi sia assente dal  dibattito politico Italiano. E’ pacifico che in Italia l’economia vada male e che stia andando così da un pò di anni. Un’economia che peggiora significa meno ricchezza in media per ciascun Italiano, e avere una torta che si rimpicciolisce può acuire tensione sociale e un sacco di problemi, perché la gente, in generale, non è contenta di essere più povera. Eppure i politici degli ultimi anni non si sono occupati seriamente di questo, ma sono stati auto-referenziali, senza rendersi conto che stanno spartendosi le briciole di una barca che sta piano piano andando sott’acqua. E’ difficile dire se lo facciano perché pensano di riuscire ad abbandonare la nave col bottino per tempo (moral hazard) oppure semplicemente per ignoranza. Nessuno dei due casi fa loro onore.

L’impressione che uno ha quando guarda al lavoro dei politici è che non abbiano capito il mondo, e/o che non abbiano le idee chiare su cose fare e anche quando dicono di avere delle idee sono estremamente inconcludenti a realizzarle e provare che hanno avuto conseguenze positive. In pratica, non sono stati bravi a ottenere risultati. Insomma, gli Italiani sono migliori di chi li governa? Penso proprio di sì: almeno l’economia l’hanno tenuta a galla!

di Michele Rozzi, da noiseFromAmerika.org

link originale: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/La_Seconda_Repubblica#body

From → ECONOMIA

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